Dal 2021 la connessione a internet delle scuole italiane è stata pagata dallo Stato. Un piano nazionale gestito da Infratel Italia ha portato negli istituti una linea in fibra dedicata, con infrastruttura, attivazione e canone coperti da fondi pubblici per cinque o sei anni a seconda della data di attivazione.
Quel periodo è finito il 30 giugno 2026, e non è stato rinnovato.
Cosa è successo, in breve
Il piano si è concluso alla scadenza prevista. A oggi non risultano pubblicati nuovi bandi o decreti che finanzino i canoni di connettività per l’anno scolastico appena iniziato, e il Ministero dell’Istruzione e del Merito, interpellato dalla stampa, ha rimandato la questione alla Presidenza del Consiglio.
Il risultato pratico è che centinaia di istituti si sono trovati, proprio all’avvio dell’anno scolastico, a dover coprire da soli una spesa che prima non era in bilancio. Le stime riportate dalla stampa nazionale parlano di 3.000 o 4.000 euro l’anno, un peso che si sente soprattutto nelle scuole più piccole.
La segretaria della FLC CGIL Gianna Fracassi l’ha riassunta così: per continuare a svolgere la normale attività didattica e amministrativa, gli istituti si trovano a dover provvedere in autonomia.
La prima cosa da sapere è quando si spegne la vostra linea
Il piano non si chiude per tutti nello stesso giorno. La copertura dura cinque o sei anni dall’attivazione, quindi la data di disattivazione cambia da plesso a plesso, e spesso non coincide nemmeno fra sedi dello stesso istituto comprensivo.
È la verifica da fare per prima, perché decide quanto tempo avete. Cambiare linea non è un’operazione immediata: fra verifica di copertura, eventuale sopralluogo, attivazione e configurazione passano settimane, e sono settimane in cui la scuola deve continuare a lavorare.
La domanda che quasi nessuno si fa: che linea avevate davvero
Il piano nazionale non ha portato nelle scuole una connessione qualsiasi. Ha portato, nella maggior parte dei casi, una linea punto a punto simmetrica, cioè con la stessa velocità in discesa e in salita, e con banda garantita: una quota di capacità riservata all’istituto e scritta nel contratto.
È un dettaglio tecnico che diventa molto concreto il giorno in cui trenta studenti caricano un elaborato insieme, o la segreteria trasmette i dati mentre in palestra si fa lezione con il tablet. La velocità di picco dichiarata in pubblicità dice poco. La banda garantita dice cosa succede nell’ora di punta.
Sostituire quella linea con la prima offerta disponibile, guardando solo il numero più grande, è il modo più rapido per accorgersi a novembre che qualcosa non torna. È la stessa differenza che separa una linea di casa da una linea da lavoro.
I livelli fra cui si sceglie
Semplificando, le strade sono tre, e non sono alternative fra loro: spesso la soluzione giusta è una combinazione.
La fibra dedicata punto a punto. È la più vicina a quella che il piano aveva portato: simmetrica, con banda garantita pari alla banda di picco. È la scelta degli istituti grandi, di quelli con molti plessi collegati o con server e servizi interni da raggiungere dall’esterno.
La fibra GPON. Molto veloce e molto più economica, ma è una tecnologia condivisa e la banda garantita è una frazione di quella di picco. Per moltissime scuole è più che sufficiente, a patto di sceglierla sapendo che cosa si sta scegliendo.
La linea di riserva. Una seconda connessione, su una tecnologia diversa dalla principale, che entra in funzione quando la prima si ferma. Costa una frazione della linea primaria ed è la voce che quasi nessuno mette a preventivo.
Cosa si ferma davvero quando si ferma la connessione
Vale la pena dirlo, perché nel linguaggio comune «salta internet» suona come un fastidio.
In una scuola si ferma il registro elettronico, quindi le assenze, i voti e le comunicazioni alle famiglie. Si ferma la segreteria, che lavora su applicativi in cloud e deve trasmettere dati al Ministero entro scadenze fisse. Si fermano le lezioni che usano piattaforme online. Si ferma, in molti istituti, anche il telefono, perché il centralino viaggia sulla stessa linea.
Per questo una linea di riserva, in una scuola, non è un lusso da grande azienda.
Come si acquista, in concreto
Una scuola non compra come un privato: servono procedure, un fornitore abilitato e documentazione in regola.
Springo è presente su MEPA, il mercato elettronico della Pubblica Amministrazione, e ha un ufficio dedicato alla gestione dei contratti con gli enti pubblici. Nella pratica significa che l’istituto non deve spiegare al fornitore come funziona una procedura: ci occupiamo noi della parte contrattuale, comprese le disdette delle linee storiche rimaste attive e ormai inutili, che in molte scuole continuano a pesare sul bilancio senza che nessuno se ne accorga.
E se lo Stato rifinanzia la connettività?
È la domanda giusta, ed è il motivo per cui molti dirigenti stanno rimandando la decisione.
Il nostro impegno è questo: se le autorità competenti ripristinano o rinnovano una connettività interamente finanziata da fondi pubblici, annulliamo qualsiasi penale o costo di recesso anticipato. L’istituto non resta legato a un contratto diventato inutile.
Nel frattempo la scuola lavora, che è il punto.
Da dove cominciare
Chiedeteci una verifica: controlliamo la data esatta di disattivazione del vostro plesso e vi diciamo quali tecnologie sono davvero disponibili a quell’indirizzo. È gratuita e non impegna a nulla. Potete anche partire dalla verifica di copertura del vostro indirizzo.
Scrivete a progettoscuole@springo.it oppure chiamate lo 0437 18 35 850, il numero diretto della Divisione Scuola PA.
